CCSVI Emilia-Romagna

L'eredità di Alessandro Liberati

alessandro liberati Il professor Alessandro liberati è venuto a mancare il 1 gennaio del 2012.

Medico, professore associato di Statistica Medica e Biometria presso lʼUniversità degli Studi di Modena e Reggio Emilia e fondatore del nodo italiano della Collaborazione Cochrane. Negli ultimi dieci anni aveva sofferto di mieloma multiplo, come racconta egli stesso in un articolo pubblicato, poco prima della sua scomparsa, sulla rivista Lancet e dedicato alla necessità di far camminare su un unico binario le priorità dei pazienti e quelle della ricerca.
Laureato  in  Medicina  e  Chirurgia  a  Milano  nel  1978,  nel  1981  aveva  conseguito  la specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva. Dal 2001 era Direttore Scientifico della edizione italiana del volume Clinical Evidence, dal 2004 membro della Commissione Ricerca Sanitaria del ministero della Salute e dal 2005 membro della Commissione Ricerca e Sviluppo della Aifa. Dal 2004 era inoltre responsabile dellʼArea Ricerca e Innovazione della Agenzia sanitaria regionale della Regione Emilia Romagna e, proprio in questa sua veste, aveva contribuito all'avvio della sperimentazione Brave Dreams. La costituzione della fondazione albero di KOS, quindi, si ispirerà ai principi e allʼinsegnamento di questo geniale innovatore, capace di analizzare e di indirizzare con onestà, equilibrio e competenza il magmatico mondo della ricerca biomedica e sanitaria a livello regionale, nazionale e sovranazionale.

La ricerca clinica è motivata da diversi fattori. Alcuni maggiormente difendibili di altri, tuttavia la maggior parte dei ricercatori clinici affermerebbe che la loro ricerca intende migliorare lʼefficacia e la sicurezza delle cure. Ci sono esempi nel quale i pazienti riescono ad influenzare ciò che viene studiato, ma in realtà queste sono solo delle eccezioni.

Ho avuto lʼopportunità di prendere in considerazione, da più punti di vista, il divario esistente tra quello che i ricercatori studiano e quello di cui i pazienti hanno davvero bisogno. Io sono un ricercatore, ho la responsabilità di assegnare fondi per la ricerca, e ho avuto un mieloma multiplo negli ultimi dieci anni. Pochi anni fa ho dichiarato pubblicamente che le incertezze incontrate allʼinizio della mia patologia si potevano evitare. Quasi dieci anni dopo – dopo una ricaduta – ho guardato lʼ”epidemiologia” degli studi sui mielomi sul sito ClinicalTrials.gov. Al 31 luglio 2011 una ricerca con il termine chiave “mieloma multiplo” ha identificato 1384 studi. Di questi, 107 erano studi comparativi di fase II o III. Tuttavia solo 58 di questi aveva come obietti- vo la sopravvivenza globale e in soli 10 questa ultima rappresentava lʼobiettivo primario. Nessu- no studio clinicoriguardava confronti tipo testa a testa tra diversi farmaci o tra diverse strategie.

Nel frattempo, gli esperti ritengono che gli studi citogenetici e i profili di espressione genica met- teranno in luce trattamenti personalizzati per il mieloma, mentre le aziende farmaceutiche evita- no la ricerca che potrebbe mostrare che i farmaci nuovi e più costosi non sono migliori rispetto a quelli di confronto già presenti sul mercato.

Se vogliamo che informazioni più pertinenti diventino disponibili, è necessaria una nuova gover- nance della strategia di ricerca. Non si può pretendere che i ricercatori, abbandonati a sé stessi, affrontino lʼattuale squilibrio. I ricercatori sono intrappolati allʼinterno dei loro interessi – profes- sionali e accademici – che li portano a competere per finanziamenti dell'industria farmaceutica per fasi precoci di trial invece di diventare “campioni” di studi strategici, testa a testa e di fase III. Non sono i gruppi di pazienti a modificare il modello prevalente di ricerca: data la mancanza di meccanismi espliciti per la prioritizzazione della ricerca essi sono spesso dominati dagli esperti con interessi personali. Né il solo finanziamento pubblico riuscirebbe a risolvere il problema.» necessario sviluppare politiche nella fase di pre-approvazione dello sviluppo di un farmaco e questo processo necessita una stretta collaborazione con le aziende farmaceutiche e continui input degli organismi regolatori.

Una componente essenziale di ogni nuovo modello di strategia sarebbe quella di riunire tutte le parti interessate, partendo da unʼanalisi delle ricerche esistenti e in corso prodotte indipendentemente da ogni interesse personale. Le associazioni di pazienti con mieloma spendono milioni per sostenere la ricerca con la speranza di promuovere una migliore assistenza. Con il supporto della collettività dovrebbero essere in una posizione di forza per chiedere una ridefinizione dellʼagenda di ricerca nellʼinteresse dei pazienti. Spero che questo approccio possa essere ulteriormente discusso su The Lancet per molte altre aree della ricerca clinica e non solo in oncologia.

                                                                                                                                                                       Alessandro Liberati, 19 Novembre 2011